La prima volta che ho di nuovo avuto fame

Ricordo bene come mi guardava la gente a luglio. E ad agosto, e anche a settembre. Ero un corpo che camminava ma che non aveva carne. Come quel leone scarno che ho visto qualche tempo fa in un'immagine su internet, al quale era rimasta solo la criniera a far volume. Fa effetto non tanto per come è, ma per come sai che dovrebbe essere. Non sei abituato a vedere i leoni in quelle condizioni, non abitualmente.
Gli occhi grandi che avevo sempre avuto erano stanchi anche se dormivo tantissimo e gli angoli cedevano verso il basso anche se non ho mai capito perché. Spesso ero pallida. Erano i denti a fare da protagonisti nel mio volto, si vedevano solo loro, erano la mia criniera.
Avevo perso l'appetito da mesi e si vedeva soprattutto nelle spalle appuntite, nelle guance scavate, nel collo sottile. Se mi vedevi per la prima volta forse non facevi caso a tutti questi particolari, ma se mi conoscevi e sapevi qual era solitamente il mio aspetto notavi tutti questi dettagli, come li notavo io.
Ormai convivevo con un quotidiano buco nello stomaco, e forse non mangiavo per sentire quel dolore. Sigaretta a stomaco vuoto e voragine che diventava sempre più profonda, a volte sembrava trapassare il corpo e arrivare alla schiena, altre volte ne vedevo il colore nero.
Provare quel dolore però mi faceva sentire viva, mi faceva sentire qualcosa. Preferivo sentirlo, lo stomaco vuoto, perché più quel supplizio cresceva e più mi sentivo forte se riuscivo ad accettarlo. Se sentivo dolore nello stomaco per un po' dimenticavo quello che avevo nel cuore. Non mangiare, a parte quando mi obbligavano i miei in casa, faceva sentire forte anche il mio ego e mi faceva scordare per un po' che avevo perso qualcosa.
Però ero brutta, me lo dicevano in molti, e lo sapevo anch'io.
Non avere più voglia di mangiare è disarmante, triste, disperato, involutivo. E' la cosa meno naturale che un animale, un essere umano, una persona in vita possa provare.
A un certo punto ti accorgi proprio che stai tornando indietro, regredendo a una forma larvale della tua esistenza, è come se il tuo orologio biologico ti scrollasse le spalle e ti urlasse che così non va, così non funziona, così muori e basta.
E' stato forse proprio a quel punto che ho capito che non era vero, che io volevo vivere ancora, e parecchio anche. Se un ragazzo ti lascia puoi soffrire, piangere, disperarti e anche rasarti a zero i capelli se ti fa stare meglio, ma non morire, non ha affatto senso. E' stupido infatti e neanche per un attimo avevo effettivamente mai pensato di volerlo. Semplicemente non avevo fame, ma alla morte non ci avevo mai pensato, a parte prima dell'esame da 12 cfu di Estetica dell'infanzia.
E' accaduto così, un giorno qualunque, senza alcun pensiero particolare a riguardo. Non so che giorno era, né se fuori c'era il sole o se pioveva. Non ricordo se il televisore era acceso o spento, però ricordo il piatto di pasta che avevo cucinato e il sapore gustoso che aveva rispetto ai giorni precedenti. Eppure non avevo fatto alcun procedimento particolare, il condimento era semplice e forse la pasta anche un po' scotta. Ma è successo in un modo così naturale e semplice che è stato sconcertante, come se fosse quello che avrei dovuto fare sin dall'inizio, come un istinto primordiale per la sopravvivenza che non potevo controllare: avevo fame. Avevo finito tutta la pasta, come non accadeva da mesi; avevo avuto davvero di nuovo fame, per la prima volta. Sentivo di aver voglia di riempire lo stomaco ed era bellissimo. Avevo ritrovato qualcosa di importante.
Avevo mangiato lentamente, certo, col mio solito ritmo da bradipo, ma anche col sorriso sulle labbra.
Dopo quella prima volta.. il resto è venuto da sé. Lentamente la voglia di mangiare tornava a ogni pasto e mi sentivo viva. Non viva come quando credevo di essere viva, ma viva sapendo di esserlo davvero.
Quando non mangiavo io lo sapevo che stavo perdendo il controllo delle mie azioni, sapevo anche che stavo prendendo decisioni sbagliate, ma paradossalmente lo facevo lo stesso. Si deve avere il coraggio di decidere, di scegliere, di non voler lasciarsi morire, sia fuori che dentro.
Lo so, perché quando ho ricominciato a mangiare volentieri ho anche ripreso a respirare.
C'è voluto del tempo, certo, ma poi ho deciso di buttarmici a capofitto, dentro quel mondo che puzzava di cartone bagnato. Volevo naufragare, perdermi fra le onde, poi risalire e ancora ricadere, ma mai morire. Volevo sentire ancora tutti gli odori che esistono, toccare ogni superficie possibile e impossibile, assaggiare ogni sapere, ascoltare tutti i suoni. Volevo rotolare e cadere fra le braccia del mondo e finalmente ero pronta.
Ho recuperato le forze immediatamente, a ogni boccone, ogni giorno, tornando a raddrizzare la schiena, ad alzare il mento, a sgranchire le spalle e a stendere le gambe.
Rinascere non è facile, ma è bello.
A volte bisogna cadere e farsi male, perché poi si ha l'occasione di ricominciare e di sentirsi vivi, in piedi, padroni della propria vita di nuovo come un leone che non ha soltanto una voluminosa criniera, ma anche delle gambe forti che gli permettono di correre.
Quando si ricomincia a ruggire si diventa nuovamente belli. E' forte essere un leone, perché un leone deve essere forte.

Finalista
La prima volta che ho di nuovo avuto fame
cManola
23 anni

Lentamente regredivo, tornavo indietro, diventavo sempre più piccola. Ma poi qualcosa mi ha spinta a volerla, questa vita che fra alti e bassi va presa per le corna. Bisogna scegliere di vivere.

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