LE MIE TANTE PRIME VOLTE

“La prima volta”… bel tema davvero, e per me azzeccato titolo del resoconto del mio ultimo anno di vita.
La frase andrebbe scritta al plurale, anzi, le mie tante prime volte, perché ne ho vissute molte, da Settembre del duemila quattordici.
L'anno scorso.
Un giorno lasciai tutto quello che conoscevo, la mia patria, la mia famiglia, gli amici, la casa.
Con addosso ancora il tepore degli abbracci dei miei familiari, le lacrime di mia madre, le belle parole di mio padre, gli sguardi di invidia dei miei fratelli, per la prima volta nella mia vita presi un aereo e atterrai in suolo straniero.
Non avevo mai visto nient’altro che la mia città: la strada per il mercato, quella per la scuola, il rione dove incontravo i miei amici per fare quattro chiacchiere o per giocare a pallone.
Per la prima volta vidi l’Italia, la sua gente, le sue città ed i suoi monumenti.
Tutto qui è diverso: la storia, la religione, il modo di vestire, di gesticolare, di parlare, di muoversi.
E soprattutto le persone.
Non avevo mai visto stranieri perché la mia non è una zona turistica e sapete, mio padre tiene molto all'educazione.
A noi ragazzi non è permesso di guardare la televisione occidentale.
Dovevamo studiare, andare in moschea, rispettare i riti ed essere bravi bambini.
Il rispetto dei genitori era al centro di tutto per mio padre e non potevamo perdere tempo.
Non ero preparato ad affrontare tanti sguardi, al dover rispondere a tante domande sulla mia famiglia, sulla mia religione, sul mio paese di origine.
Presi una stanza in affitto in una casa vicino all'università, in condivisione con altri stranieri, e per la prima volta vissi da solo, affrontando le mille difficoltà dell’essere responsabile della propria persona.
Dover cucinare, pulire, organizzare tutta la giornata senza qualcuno che ti desse delle direttive, è davvero difficile.
La mia religione è una cosa che incuriosisce molto voi italiani: ricordo le tante domande sul Ramadan, alle volte mi sento un alieno in mezzo a voi.
Un’altra difficoltà è il far capire che non ero come tanti stranieri che vengono in Italia in cerca di fortuna. Io voglio studiare, voglio trovare un lavoro che mi piace, un lavoro che mi faccia tornare nel mio paese con una qualifica che mi permetta di rendere orgoglioso mio padre, la mia famiglia.
Conosco l’italiano, perché ho preso lezioni private, so spiegarmi bene, ma è difficile parlare con chi non vuole ascoltarti, spesso mi sento quasi in colpa di non essere un profugo.
Io sono nato in una famiglia benestante, non penso di dovermi vergognare per questo.
Eppure, dover dimostrare ogni volta di non aver bisogno di compassione o, viceversa, che non merito sguardi di rimprovero per la mia situazione economica, mi pesa.
Poi per la prima volta conobbi un gruppo di italiani che non mi giudicò, con i quali esco, parlo, rido. Degli amici, compagni, studenti come me.
Sto con loro, mi sento parte di un qualcosa che va al di là della lingua, del paese, della religione.
Sono come una famiglia per me, una famiglia di giovani.
Ci andiamo a mangiare una pizza, oppure a vedere un film al cinema, o semplicemente stiamo in casa a studiare insieme, ci facciamo compagnia e ci sosteniamo.
In questo gruppo c'è Paolo, di soli due anni più grande di me, che ha cominciato a parlarmi della donazione di sangue.
Lui è nato in una famiglia dove a diciotto anni ci si iscrive all'A.V.I.S., come se non si potesse fare a meno, come se fosse un’usanza, una tradizione che si tramanda di padre in figlio.
Che bella tradizione!
Beh sapete, a forza di accompagnarlo a fare la donazione, di sentirne parlare, di vedere la gioia nei suoi occhi dopo la donazione, mi convinse.
Ricordo perfettamente l’emozione di questa particolare mia “prima volta”: fremevo dall’emozione e dalla paura.
Per prima cosa ho fatto le analisi del sangue ed il colloquio con il dottore.
Mi colpì moltissimo l'accuratezza e la professionalità con la quale mi venivano poste le domande, e la quantità di analisi svolte.
Terminato l'iter per l'idoneità con l'elettrocardiogramma e la visita con il cardiologo, arrivò il momento della donazione vera e propria.
Per la prima volta feci volontariato in questo paese.
Un'altra nuova avventura di quest’ultimo anno di vita.
Devo ammetterlo: quando arrivò quel giorno, avevo paura.
Arrivai all'appuntamento in anticipo di mezz'ora, e mi presentai all'accoglienza Associazione Volontari Italiani Sangue (AVIS); l’impiegata fu molto gentile e mi spiegò come compilare il questionario, la sua pacatezza mi tranquillizzò non poco.
Poi entrai nella stanza del medico dove trovai un medico competente e cordiale. Finita l’anamnesi, mi accompagnò nella sala prelievi.
Lì c’erano tanti lettini, alcuni dei quali occupati, strani macchinari e l'ago...terrore!
Mi venne incontro un infermiere che mi fece accomodare in una postazione, mi parlò di come avveniva il prelievo e, alla vista della mia faccia, mi consigliò di voltarmi dall’altra parte fino a che l’ago non fosse entrato.
Quando avvenne il prelievo non me ne accorsi neppure!
Con mia grande sorpresa non sentii dolore, solo un lieve fastidio, ed in pochi minuti il tutto si concluse.
Disteso su quel lettino dal telo candido, circondato dai sorrisi degli infermieri, e da altri che come me, donavano parte di loro stessi a fini benefici.
Mi sentii bene.
Il sangue che uscì dalle mie vene era rosso come quello di tutti gli altri e la motivazione che mi spingeva a farlo la stessa: fare qualcosa di buono.
La soddisfazione che provai nell'aver portato a termine la donazione mi ripagò di tutto.
Sapete, io studio medicina e conosco il valore di una sacca di sangue in caso di emergenza.
Durante i vari stage e tirocini, ci hanno sottolineato l'importanza di quella sacca di sangue salvavita, o del plasma, oro allo stato liquido, che è appunto prezioso come il metallo raro in caso di gravi patologie, o dal quale si estraggono tanti farmaci.
Ero fiero di me.
All’uscita dalla stanza del centro trasfusionale trovai la colazione che mi attendeva e una sedia per rilassarmi.
Mi sentivo felice, avevo un’emozione, una leggerezza, mai provate.
Sapevo che avevo fatto del bene e che il mio sangue avrebbe contribuito a salvare delle vite umane.
Vite italiane per lo più.
Sentivo di aver fatto qualcosa di importante ed arrivò anche un’altra prima volta: per la prima volta mi sentii utile all’umanità.

Vincitore / primo classificato
LE MIE TANTE PRIME VOLTE
iole
41 anni

Una storia di integrazione e di vita. Tante prime volte in un anno intenso.

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#LaPrimaVolta #CambiateIlMondoAncheVoi #GrazieTiziano #GrazieAVIS

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Due prime volte è meglio di una!
Due prime volte è meglio di una!
Sabry82, 33 anni

Io ero determinata a donare e mio padre, quasi a protezione, mi ha accompagnata...quella mattina di 14 anni fa doppia sorpresa: anche lui ha deciso di provarci! Qui siamo al nostro primo traguardo, ovviamente sempre insieme! L'emozione è stata tanta, orgogliosi l'uno dell'altro per aver cominciato e continuato questo percorso.

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Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri - Testimonial

La prima volta che ho ricevuto una trasfusione di sangue? Avevo due anni e mezzo. Ho dei bellissimi ricordi di quei momenti che hanno contrassegnato la mia infanzia, tra camici bianchi, esami e terapie per combattere una malattia emolitica.

#LaPrimaVolta #donazione #AVIS #sangue #AvisNazionale #SarahMaestri

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