Diario di un giovane medico

L'appuntamento è alle 8:00 all'ingresso del reparto di Medicina. Come è difficile orientarsi tra gli ascensori giganti, le persone in camice, i colori dei muri e le stanze sbiadite. Davanti ad una bianca porta girevole, mi attende il mio Caronte. Ha sulle spalle un pesante turno di notte e un fonendo color azzurro. Una leggera barba bianca gli incornicia il volto stanco e tondo come una luna. “Buongiorno, sono il nuovo studente di...” Caronte mi interrompe, squadrandomi con i suoi occhi di bragia. “Vattene. Qui troverai soltanto sofferenza e dolore. Apri una officina e vivi felice”. “E' vero – ribatto io - un medico incontra ogni giorno la malattia e la morte. Ma per ogni sorriso donato ne vale la pena” . La mia guida scuote la testa, guardandomi fisso :” Si può essere idealisti a venti anni, ma non a trenta!” Ma il primario ha ordinato di accogliere gli studenti. Vuolsi così colà dove si puote. Borbottando mi prende con sé, si aprono le porte della Medicina.

Adele è una fornaia che dirige una panetteria a gestione familiare di un piccolo paese della campagna brianzola. Febbre e stanchezza l'hanno fiaccata per una settimana, ma lei ha continuato imperterrita a lavorare per tutta la notte, preparando le michette con Olga, il lievito madre che considera parte integrante della sua famiglia. La sorella Gisella l'ha trovata la mattina dopo, nella vasca di bagno, incapace di rialzarsi. Le trasfusioni le stanno ridonando energia e voglia di vivere. Giovanni è un postino. Un suv nero lo ha investito mentre consegnava le lettere in motorino. Ha una gamba ingessata ma tanta voglia di camminare. Il postino, ci racconta, è il lavoro più bello del mondo. Certo, esistono anche cose brutte: le multe e le tasse. Ma bisogna consegnare pure quelle! Accanto a lui c'è Lino. Lino sta per morire. E lo sa. Un male oscuro lo divora da dentro. Lino ha appena rivisto la figlia Maria. Non la vedeva da vent'anni. Da quanto avevano litigato per... per che cosa? Lino non se lo ricorda più. Ma ormai non importa. Ha fatto pace con sua figlia. Questa è l'unica cosa che conta.

Nella camera in fondo al corridoio c'è Nonno Luca. Il cuoricino di Nonno Luca fa spesso i capricci, come i suoi nipotini, e ogni tanto ha bisogno di un po' di manutenzione. Ma come? Nonno Luca non c'è... Ah, eccolo, è entrato nel salottino della televisione. Tra le mani ha un sacco gigante di caramelle. Mentine, girelle, marshmallow. Il suo ECG si è normalizzato. Andrà a casa con un nuovo schema per la terapia anticoagulante orale. Deve prendere il "comodino", come dice sempre Nonno Luca. “Dottorino, dottorino, una liquirizia!” Ma perchè proprio la liquirizia a me ? Io odio la liquirizia. E' la mia più grande delusione da bambino dopo lo zucchero filato. E poi mi ricorda la mia ex ragazza, che divorava liquirizia in quantità industriali. Ma Nonno Luca ha un sorriso così bello, è impossibile dirgli di no. Ma come? In ospedale si può anche sorridere? Che sorpresa! Le persone entrano ed escono da questo luogo portando con sé tutta la loro umanità, lasciando a casa quelle maschere che invece devono indossare in molte altre situazioni.

Un panino al gorgonzola e un succo di frutta al volo ed è ora di scendere in ambulatorio. Al mattino sono in reparto, pomeriggio frequenterò i vari ambulatori della Medicina: Pneumologia, Endocrinologia, Reumatologia. Oggi sono stato assegnato all'ambulatorio di Medicina Trasfusionale. L'infermiera Beatrice mi spiega che grazie a un sistema informatico si può controllare e registrare tutti i principali aspetti del lavoro: l'accettazione del donatore, la separazione delle unità di sangue raccolte, la gestione delle frigoemoteche. Da ogni sacca di sangue intero donata possono essere prodotte fino a tre sacche mediante separazione degli emocomponenti: eritrociti, piastrine e plasma liquido. Gli occhi di Beatrice, verdi come le foglie in estate colpite dal sole, si illuminano ogni volta che vede entrare un donatore. La prima a entrare è Anna, una insegnante di italiano delle scuole medie. Si sistema sulle sedie reclinabili per la plasmaferesi. “Perchè doni?” “Nessun regalo è troppo piccolo da donare, e nemmeno troppo semplice da ricevere, se è scelto con giudizio è dato con amore”. Non servono super poteri per salvare una vita, basta porgere il braccio.

Il mio primo giorno in reparto è finito. Torno a casa, mia Mamma sta preparando il pollo. Gli rubo una coscia, per potermi esercitare a mettere qualche punto di sutura. Il pollo non si lamenterà troppo se sbaglierò. Bucce di frutta, spugnette da cucina, ali di pollo. Il materiale ideale per un piccolo chirurgo, in attesa di entrare per la prima volta in sala operatoria. Quando ero al primo anno di Medicina volevo cambiare il mondo. Sognavo di fare una grande scoperta e inventare una cura rivoluzionaria. Ora mi accorgo che il mio pensiero più grande è ringraziare di essere vivo, ogni giorno, e lasciare il mio cuore aperto a ogni emozione che possa sorprendermi. Desidero avere il coraggio di saper donare un sorriso. Questo mi ha insegnato il mio primo giorno in Medicina. Ogni volta è sempre la prima volta.

Finalista
Diario di un giovane medico
Jakob Panzeri
24 anni

Quando ero al primo anno di Medicina volevo cambiare il mondo. Sognavo di fare una grande scoperta e inventare una cura rivoluzionaria. Ora mi accorgo che il mio pensiero più grande è ringraziare di essere vivo, ogni giorno, e lasciare il mio cuore aperto a ogni emozione che possa sorprendermi. Desidero avere il coraggio di saper donare un sorriso. Questo mi ha insegnato il mio primo giorno in Medicina. Ogni volta è sempre la prima volta.

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Tre giorni fa il camioncino dell'AVIS era arrivato nel cortile della mia scuola.. come non cogliere l'occasione? Sono andata con altri quattro miei compagni, ...Leggi tutto

"E cambieremo il mondo.. ma cambierà davvero!"
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Mi sono avvicinata per la prima volta al mondo dell'AVIS durante un concerto di Tiziano Ferro. Avevo ...

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Due prime volte è meglio di una!
Due prime volte è meglio di una!
Sabry82, 33 anni

Io ero determinata a donare e mio padre, quasi a protezione, mi ha accompagnata...quella mattina di 14 anni fa doppia sorpresa: anche lui ha deciso di provarci! Qui siamo al nostro primo traguardo, ovviamente sempre insieme! L'emozione è stata tanta, orgogliosi l'uno dell'altro per aver cominciato e continuato questo percorso.

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Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri - Testimonial

La prima volta che ho ricevuto una trasfusione di sangue? Avevo due anni e mezzo. Ho dei bellissimi ricordi di quei momenti che hanno contrassegnato la mia infanzia, tra camici bianchi, esami e terapie per combattere una malattia emolitica.

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