Andare oltre

Andare oltre.
Tutto incomincia in un bellissimo giorno. La data di preciso non me la ricordo, ma si parla del lontano anno 2001. Io all’epoca stavo lavorando presso la Sixt autonoleggio di Somma Lombardo.
Mi stavo recando in pausa pranzo con la mia mitica automobile. Si trattava di una sfavillante Peugeot 106 nera. Ad un tratto intralcio la strada ad un camioncino e bum patatrac avviene l’incidente che mi cambia la vita.
Subito i miei colleghi chiamano l’ambulanza , di conseguenza i miei genitori, il mio ex ragazzo, la mia tanto amata sorellina e mio cognato.
Caspita … io c’ero, ma non c’ero, nel senso che sono entrata subito in coma ed in quello stato ci sono rimasta per ben tre settimane. Avevo subito un trauma cranico con una semiparesi destra ma fortunatamente il mio cuore non aveva smesso di battere.
La mia automobile si era ridotta in poltiglia e nessuno ha voluto farmi vedere le sue condizioni perché si temeva che io subissi un ulteriore trauma.
Vengo portata subito all’ospedale di Gallarate in rianimazione. Proprio in questo luogo ho avuto la fortuna di conoscere Monica . Lei diventerà più avanti la mia compagna di vita, cioè colei con la quale ho superato uno scoglio importantissimo della mia esistenza ovvero il coma.
La mia adorata mammolina si recava tutti i giorni con il mio amato papà all’ospedale. C’era l’ospedale sempre pieno per me : parenti ,ragazzo , sorella e amici. Il medico ,che all’epoca mi seguiva , aveva cortesemente chiesto a mia madre di diminuire le entrate così frequenti per evitare il rischio che potessi subire un danno alla psiche.
Di notte, quando ero degente, sognavo di essere in una tomba divorata dai vermi oppure di essere al mare, stavo per affogare, chiedevo aiuto, ma nessuno mi soccorreva. Questi sono stati dei sogni bruttissimi che ricorderò finchè avrò vita.
Durante il ricovero, le mie gambe non mi sorreggevano più, infatti sono stata cinque mesi in carrozzina.
Ma io e quest’ultima non andavamo proprio d’accordo . La odiavo a tal punto che riuscii a rompere i pedalini. Si era stupito anche il mio terapista occupazionale ed aveva detto per l’appunto a mio padre che mai nessuno era riuscito a romperli: avevo una forza incredibile.
Inoltre picchiavo tutti, medici, infermieri e pazienti. Infatti non potrò mai dimenticare quando mio padre mi accompagnava in carrozzina lungo il corridoio del reparto ed al mio passaggio tutti i pazienti si rifugiavano nelle loro camere per paura che li picchiassi. Dicevano:”Arriva la pazza”. Mio padre, per paura che cadessi, mi aveva legato alla carrozzina con una cintura.
Ricordo come se fosse ieri la prima volta che mi hanno fatto la tracheotomia. Non potevo mangiare nulla se non frullati o budini. Anche bere un semplice bicchiere d’acqua mi causava colpi di tosse.
Finalmente arrivò il giorno fatidico in cui mi tolsero quel fastidioso tubo in gola. Gli infermieri mi dissero di togliere tutto : orologio, braccialetti,anelli e orecchini. Io rispettai il loro volere, ma dissi che ero disposta a togliermi tutto, ma non l’immaginetta di Padre Pio che mi aveva messo sull’armadietto della mia camera mia mamma. I medici che mi fecero l’anestesia, ben presto mi dissero: “Ecco fatto Moira ora non hai più la tracheotomia”. Io incredula risposi:” Come già fatto?”.Effettivamente mi toccai la gola e non avevo più nessun tubo. Ero felicissima!!!
Non parlavo nemmeno più . Le prime volte che parlavo dovevano tutti avvicinarsi all’orecchio, perche’ io comunicavo con una voce bassissima.
Sono stata per ben tre anni in ospedale tra quello di Gallarate e quello di Somma Lombardo. Nell’ultimo di questi ho fatto varie terapie : fisioterapia, terapia occupazionale e logopedia.
La fisioterapia mi ha aiutato a rimettermi in piedi …. camminavo tutta storta. Mi sdraiavo su un lettino della palestra e facevo gli esercizi che mi assegnavano. A volte con i miei fisioterapisti Monica e Cesare facevamo anche aerobica oppure mi facevano saltare su un pallone per allenarmi a riuscire ad avere più equilibrio.
Con la terapia occupazionale facevo la pastasciutta, il tiramisu’ ed il punto croce. Ricordo come fosse ieri, quando il mio terapista occupazionale mi disse : “eh si cara Moira, quando ritornerai ad una vita normale etc etc….”, io mi arrabbiai tantissimo perche’ pensavo che mi stesse prendendo in giro, tantè vero che non credevo assolutamente di riuscire un giorno a ritornare ad una vita “normale” ….allora gli ho mollato uno sberlone.
Mi sembrava tutto un sogno … vedevo i camici bianchi , ma non credevo di essere in un ospedale.
Col tempo iniziai ad andare in ospedale solo come day hospital. Fu in quel periodo che mi tolsero la tracheotomia.
Quando sono tornata per la prima volta a casa ero felicissima….Siccome avevo ancora la tracheotomia mia mamma mi cambiava la medicazione tutti i giorni.
Le prime volte che mangiavo mio papa’ mi tagliava i pomodori fini fini ed anche la mia mamma mi tagliuzzava la bistecca a piccoli pezzi.
Non riuscivo più a farmi una semplice doccia, infatti era mia mamma che mi riempiva la vasca di bagnoschiuma ,mi lavava la schiena ,i capelli e mi metteva il balsamo. C’erano della volte che si dilettava a farmi da estetista mettendomi il latte detergente sul viso ed infine il tonico.
Quando sono entrata per la prima volta in chiesa ho provato un’emozione indescrivibile…..ed ho ringraziato Dio perche’ mi aveva salvato la vita.

Finalista
Andare oltre
CEA
35 anni

Questo racconto tratta di come una giovane ragazza è riuscita ad uscire dal buio del coma per poi rinascere ed avere una seconda possibilità: quella della sua nuova vita fatta di molteplici prime volte.

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Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri - Testimonial

La prima volta che ho ricevuto una trasfusione di sangue? Avevo due anni e mezzo. Ho dei bellissimi ricordi di quei momenti che hanno contrassegnato la mia infanzia, tra camici bianchi, esami e terapie per combattere una malattia emolitica.

#LaPrimaVolta #donazione #AVIS #sangue #AvisNazionale #SarahMaestri

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