La favola di Vampirosso.Come una buona azione cambia la vita.



Per l’ennesima notte Vampirosso si sveglia con un crampo allo stomaco. Le lancette dell’orologio da taschino, eredità del capostipite Vampirace, indicano le ventitré: è presto per andare a caccia. D’altra parte nell’ultimo periodo presto o tardi non fa molta differenza: le prede sono poche e deperite. I bei tempi in cui tornava al castello sazio del sangue di belle contadinotte pasciute e rubiconde sono lontani. l
“Mi rincresce ma dovrò cambiare territorio di caccia o finirò per nutrirmi di ratti ed uccelli notturni”. Riflette Vampirosso.
All’improvviso gli viene in mente un’idea: qualche notte addietro si era nutrito di un rappresentante che proveniva dalla città vicina, un discreto pasto dopotutto. Al malcapitato era caduto un volantino dell’AVIS in cui compariva la scritta:
”La prima volta che… “
“AVIS… ho già sentito questo nome. Ma si, è quell’associazione che raccoglie il sangue per aiutare gli ammalati. Che sciocchezza, che spreco di sangue fresco” Pensa Vampirosso.
Frugando nelle ampie maniche della veste riesuma il volantino. Sul retro trova l’indirizzo dell’ospedale della città vicina annotato a penna.
“Eureka! Perché devo affannarmi ogni notte a catturare prede smagrite se posso rifornirmi direttamente alla fonte?” Esclama.
Vampirosso si erge dal sarcofago in cui ogni giorno riposa e saluta con un cenno il ritratto di Vampirace che contraccambia strizzando l’occhio.
Come ogni notte da centinaia di anni sale sulla torre più alta del castello, apre le possenti ali nere da pipistrello e si alza in volo nel cielo senza luna.
Arrivato all’ospedale, atterra leggero e silenzioso sul parcheggio deserto, avvolge le ali intorno al corpo e varca con passo sicuro la porta principale. All’ingresso s’imbatte nel medico di guardia che alla sua vista strabuzza gli occhi. Vampirosso schiocca le dita e l‘uomo cade addormentato come un sacco di stracci.
Sente l’odore del sangue, seguendone la scia raggiunge il centro trasfusionale. Apre lo sportello della frigoemoteca e trova le sacche di sangue, il suo nutrimento. Fruga tra le sacche di A, B ed AB e finalmente trova il suo pasto preferito, lo 0 negativo. Apre la sacca con le sue lunghe dita ed inizia a bere.
“È buono ma è freddo. Nessun problema.” mormora.
Versa lo 0 negativo nel suo calice preferito, proveniente dal servizio personale del capostipite Vampirace, e schiocca le dita. Il sangue riprende la temperatura che aveva appena sgorgato. Vampirosso vuota il calice e ripete l’operazione più e più volte finché non lascia dietro di sé molte sacche di 0 negativo vuote.
Sazio ed appagato si dirige verso le scale. Segue la scia, questa volta di sangue vecchio e secco, e raggiunge l’obitorio. Si sistema in un loculo vuoto, con al fianco le ultime sacche di 0 negativo, per lo spuntino diurno.
Dopo poche ore il centro trasfusionale si rianima. Le infermiere svegliano il medico di guardia che non ricorda nulla e che si prende una bella lavata di capo. Vengono subito trovate le sacche vuote e si inizia a cercare il colpevole ma Vampirosso è al sicuro che sonnecchia con l’orecchio teso, curioso. I suoi sensi durante il giorno sono meno sviluppati ma percepisce comunque tutti i movimenti e le dinamiche all’interno dell’ospedale.
La notte successiva fa un’altra incursione nel centro trasfusionale. Nelle frigoemoteche le sacche sono state sostituite e come la notte precedente riscalda il sangue nel calice e si nutre, una sacca dopo l’altra. Dopo aver bevuto a sufficienza ritorna nel suo giaciglio in attesa del sorgere del sole.
“Con queste scorte ho la possibilità di nutrirmi per sempre, i tempi di magra sono finiti. Continuate pure a donare sangue, umani! Pensa raggiante Vampirosso.
Per sopperire ai furti di sangue 0 negativo l’AVIS ha mobilitato tutti i suoi volontari per la raccolta: inoltre le ronde avisine presidiano l’ospedale tutta la notte con una torcia in mano ed il termos di caffè nell’altra per proteggere le sacche.
“Inutile” sogghigna Vampirosso. Ogni mattina, infatti, vengono trovati tutti addormentati sulle seggiole, personale medico e volontario, e le sacche continuano ad essere svuotate. Imperterriti, ogni giorno gli avisini sostituiscono le sacche con quelle piene ed intensificano la raccolta del sangue e la sorveglianza.
Vampirosso è accorto nelle sue incursioni: non si nutre direttamente dei pazienti, degli avisini o del personale medico per non rivelare la sua presenza.
“Non capisco. Questi umani donano il loro prezioso sangue ad estranei, e questi avisini s’affannano a sostituirlo e perdono il sonno per sorvegliarlo. Qual è il loro tornaconto? S’interroga Vampirosso dopo l’ennesimo pasto.
Così una mattina, dopo il pasto notturno, invece di rimanere a dormire nel suo rifugio, decide di andare a vedere più da vicino cosa succede nel centro trasfusionale.
Controlla l’ora dall’orologio da taschino ed esce allo scoperto. È mattina presto ma nel seminterrato dell’obitorio le persiane sono chiuse quindi la luce del sole non penetra. S’imbatte nell’inserviente che sta facendo le pulizie. Schiocca le dita e l’uomo cade addormentato su una delle panche vicine. Un ulteriore schiocco di dita e Vampirosso assume le sue sembianze. Per concludere l’opera inforca un paio di occhiali da sole e si dirige verso il centro trasfusionale.
Nel frattempo le infermiere hanno trovato come di consueto le sacche vuote e le sentinelle avisine addormentate. Arrivano i primi donatori. I volontari AVIS li accolgono e le infermiere li fanno accomodare sui lettini. Gli aghi penetrano le vene ed il sangue intero inizia a defluire nelle sacche che si riempiono a poco a poco. Vampirosso si è già nutrito a sufficienza, la vista del sangue lo lascia indifferente.
“Ingegnoso”pensa.
Poi è la volta del plasma. Parte del sangue viene restituito al donatore e parte viene messa nelle sacche che assumono un colore oro. La donazione richiede più tempo ma in questo modo il recupero è più veloce, spiegano le infermiere ai donatori, mentre Vampirosso ascolta interessato.
“Molto ingegnoso”.
Il personale e gli avisini sono così assorti nelle loro attività che non fanno caso a lui che gira per la stanza pulendo il pavimento.
All’improvviso si sente un gran trambusto. Un forte e prolungato rumore di sirene precede la brusca frenata di un’ambulanza. In Pronto Soccorso viene portato di gran fretta un bambino che perde molto sangue da una ferita. Vampirosso si sposta a curiosare. Il medico e gli infermieri si affannano intorno al bambino. È necessaria una trasfusione di 0 negativo ma le frigoemoteche sono state saccheggiate come ogni notte e le sacche sono vuote. I genitori piangono disperati in un angolo mentre il sangue continua a sgorgare rapido inzuppando la maglietta del bambino ed il camice del medico che cerca di tamponare la ferita.
Vampirosso continua a guardare, vede l’affannarsi delle persone intorno al bambino e vede la loro impotenza. In quel momento prende una decisione. Con una piroetta addormenta tutte le persone presenti, le finestre si chiudono e le luci si spengono. Riprese le sue vere sembianze si avvicina al bambino, si recide la vena con i canini acuminati e fa cadere qualche goccia del suo sangue sulla ferita. Bastano poche gocce del sangue forte ed energetico di Vampirosso per sopperire all’emorragia e rimarginare la ferita. Di lì a poco il bambino è fuori pericolo.
Vampirosso ritorna al suo rifugio e per il resto della giornata rimane sveglio a riflettere. Guarda nuovamente il volantino:
La prima volta che doni.
“Che strana sensazione” rimugina. Bevo il sangue degli uomini da centinaia di anni. Adesso ne ho salvato uno, con il mio sangue, privandomi del nutrimento che mi tiene in vita. “
Dentro di lui sente un’emozione, qualcosa che non sentiva da molto tempo: non è il semplice e temporaneo appagamento dovuto alla sazietà, è benessere, soddisfazione per aver aiutato qualcuno che aveva bisogno.
La notte cala rapidamente, Vampirosso guarda il quadrante dell’orologio da taschino. Rapido sale le scale e si reca in reparto.
Dopo aver addormentato come di consueto le sentinelle cerca con lo sguardo il lettino del bambino. È guarito e riposa profondamente. Si sofferma sul suo viso. Ha dei lisci capelli biondi ed un faccino morbido al tatto. Le lunghe dita affusolate indugiano per un istante sul collo roseo ed indifeso, poi risalgono e lo accarezzano sulla testa. Il bambino si gira dall’altra parte e continua a dormire.
“Non so neanche il suo nome, eppure gli ho salvato la vita”. Pensa.
Nel reparto sono ricoverati molti malati senza nome. Si avvicina al primo: è anziano, ha il viso pallido e scavato ed il respiro irregolare. Con i canini s’incide la vena sino a far sgorgare qualche goccia di sangue ed infonde la sua linfa vitale all’ammalato che riprende subito colore, la pelle raggrinzita si distende ed il respiro si fa regolare. Vampirosso ripete l’operazione con gli altri pazienti del reparto. Ad ogni bisognoso a cui ridà la salute si sente sempre più soddisfatto ed appagato. Una serenità interiore lo pervade. Veloce e silenzioso in poche ore guarisce tutti gli ammalati dell’ospedale.
“Donare il sangue è una sensazione bellissima, non avevo mai provato ad aiutare il prossimo. Non conosco nemmeno il nome di queste persone che ho appena salvato eppure sono felice”. Riflette estasiato.
Il sole sta per sorgere e Vampirosso si sente stanco, ha bisogno di nutrirsi per evitare di farsi cogliere spossato e debole. Si avvicina alla seggiola ai piedi del letto del bambino, la prima persona che ha aiutato. Vuole riposarsi un attimo prima di scendere al centro trasfusionale. All’improvviso sente uno strano scricchiolio: le ampie ali raccolte intorno al suo corpo si staccano con un rumore di vesti strappate e cadono sul pavimento. Anche i canini affilati e gli artigli ricurvi con cui afferrava ed azzannava le prede si staccano e cadono.
Vampirosso si guarda allo specchio e vede riflessa la sua immagine: la figura dell’uomo che era prima di essere morso centinaia di anni addietro. Dopo centinaia di anni trascorsi avendo come unico pensiero la propria miserabile e solitaria sopravvivenza di vampiro, la maledizione è stata rotta da un semplice gesto di altruismo spontaneo: una donazione di sangue. Estrae l’orologio da taschino per l’ultima volta e gli sembra di vedere riflesso sul quadrante il suo antenato Vampirace che strizza l’occhio, soddisfatto. Lo lascia cadere accanto ai resti della sua vita precedente e con passo deciso esce verso la luce di un nuovo giorno, pronto per una nuova vita e per una nuova donazione.

Giuseppe Armenio

Vincitore / primo classificato
La favola di Vampirosso.Come una buona azione cambia la vita.
Giuseppe
30 anni

Buongiorno, questo è il primo di due racconti, entrambi vedono come protagonista Vampirosso. Buona lettura

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Due prime volte è meglio di una!
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Io ero determinata a donare e mio padre, quasi a protezione, mi ha accompagnata...quella mattina di 14 anni fa doppia sorpresa: anche lui ha deciso di provarci! Qui siamo al nostro primo traguardo, ovviamente sempre insieme! L'emozione è stata tanta, orgogliosi l'uno dell'altro per aver cominciato e continuato questo percorso.

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Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri per Avis e #LaPrimaVolta
Sarah Maestri - Testimonial

La prima volta che ho ricevuto una trasfusione di sangue? Avevo due anni e mezzo. Ho dei bellissimi ricordi di quei momenti che hanno contrassegnato la mia infanzia, tra camici bianchi, esami e terapie per combattere una malattia emolitica.

#LaPrimaVolta #donazione #AVIS #sangue #AvisNazionale #SarahMaestri

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