La prima volta tra i colli

Un parco di betulle, un giardino che ondulava il verde dell'erba, le rondini a disegnare il cielo.
Stavamo lì, con i miei genitori, mia sorella, mio fratello e i parenti che venivano a trovarci, e passavamo le estati immersi tra la vegetazione collinare e il cinguettio dei cardellini, ascoltando il frinire dei grilli dopo pranzo, leggendo distese con il cielo e le betulle a osservarci.

Le capre dei vicini (una volta una di quelle mi rincorse e mi diede pure una incornata, che male!), i cavalli che correvano veloci, persino l'odore del loro sterco lungo le strade si mescolavano in un insieme di magici ricordi con le nostre giornate, irradiate dai raggi del sole e scandite dal ronzare piacevole e sornione delle api.
Anche i primi giochi dei figli dei vicini, così colorati e insoliti per chi arrivava ancor dal mondo dei giocattoli di legno e di quelle abitudini e divertimenti piccole e innocenti, appaiono ora che provo a ricordare come un aspetto toccante e per nulla secondario da ricordare.
I profumi dei fiori ci inebriavano come in un nuovo giardino dell'Eden, i colori della natura ci venivano incontro e innaffiavano le nostre iridi di piacevolezza e gaiezza.
Nel sottobosco, rapide si muovevano tante piccole creature, tanti insetti e animali di collina; alcuni rosicchiavano cortecce e frutti, altri spingevano e portavano via piccoli detriti per costruire le loro tane e le loro piccole dimore, altri ancora erano invece quelli che davano alla natura il loro piccolo contributo per svolgere tutte le faccende che il creato gli imponeva di svolgere.
C'erano coleotteri verdi, uccelli di tutti i colori, c'erano i cani che abbaiavano in lontananza e le vacche che muggivano nelle loro stalle, c'erano persino degli scoiattoli graziosi e veloci, che sfuggivano ai nostri occhi non appena avevamo l'impressione di notarli.
Più in là, verso le montagne, i colori dell'orizzonte sfumavano verso un verde scuro che si infittiva man mano che
le nubi all'orizzonte attraversavano i sentieri dei raggi del sole.
Ancora una volta, senza nessuna premura, mi soffermavo a guardare quegli orizzonti e quei mondi così lontani, cullata dalla mia fantasia e dai rumori e odori della natura intorno a me.
Ricordo anche le piacevoli passeggiata sui sentieri sterrati, o verso i campi dietro la collina, o dalla parte opposta verso un bar-ristorante che aveva sempre quella gradevole coppa del nonno al caffè con la quale ci si prendeva sempre la più gradevole delle pause. C'erano inoltre animali in quel ristorante, persino lì. Pavoni, un asino, qualche cane domestico che girava, tanti e tanti gatti e persino animali esotici dei quali ora non ricordo il nome, rinchiusi nelle loro gabbie.

Al mio fianco, nelle lunghe corse tra i prati e nelle passeggiate alla ricerca di piccoli funghi commestibili utili per qualche condimento, correva un cocker maculato, bianco con simpatiche chiazze marroni, che qui e lì caratterizzavano il suo pelo e la sua natura. Era davvero inarrestabile, quando si metteva in testa qualcosa non c'era verso di trattenerlo, e guai a mettergli il guinzaglio, si sarebbe messo a strattonare tutto il tempo, a tirare e tirare senza sosta fino a far desistere anche il padrone più ostinato.
Eh si, quel matto di un cane, che una volta riuscì persino a scappare e perdersi, per andare chissà dove ad annusare piante e altri animali; fu un miracolo ritrovarlo dopo tre giorni in cui era disperso e sconsolato, ricoperto di foglie e con intricati nel pelo liscio persino dei rametti. Chissà dov'era stato, e per fortuna che nessuno aveva pensato di portarlo via con sé, probabilmente aveva saputo nascondersi da occhi indiscreti fino a tornare a casa come se nulla fosse stato.
Cosa dire poi di tutti i frutti che si trovavano lì...
I miei ricordi migliori sono per le more e i noccioli, alberi che sapevano sempre regalarci quelle loro gocce indurite dalla scorza, che una volta rimossa rivelava splendide e saporite nocciole.
Era bellissimo raccoglierle e rovesciarle a manciate sul tavolo della cucina, che era disposta vicino a una vecchia stufa e a un camino, sul quale non mancavamo mai di cucinare un po' tutto quello che ci passava per la testa, dal formaggio fuso alle verdure e alla carne grigliata.
Le more invece, quanto erano buone e colorate! A prenderle in mano erano così mature che quasi si sfaldavano rivelando il rosso intenso della loro polpa e del loro succo, frutti prelibati dei quali si raccoglievano interi vasi per poi farne delle vere scorpacciate, e tante ottime conserve e marmellate. Ricordi magici, ricordi felici che crescevano dentro di noi all'epoca e che ancora vivono, ancora sono presenti.
Penso che il valore della donazione possa aiutare gli altri a poter vivere questi momenti e a regalarsi nuovi potenziali giorni di estate, di calma, di serenità.
Per questo e per altri motivi condivido questo momento e ricordo, perché anche gli altri possano incontrare il piacere e il valore della donazione, con i loro sentimenti, le loro emozioni, la loro storia da raccontare.

Finalista
La prima volta tra i colli
Lella Broccardo

Profumi e colori di una vita che c'è ancora.

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